10 Gennaio 2018

Omelia dalla Chiesa di San Giuseppe 10/01/2018

Padre Bruno Varriano commenta il Vangelo odierno.

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Fratelli e sorelle,

Il brano evangelico donato dalla madre chiesa in quest’oggi ci riporta alle rovine dell’antica e vicina città di Cafarnao, nella casa dell’Apostolo Pietro, città e casa che Gesù ha scelto come dimora, come luogo della sua predicazione, sosta dei suoi viaggi, dei pellegrinaggi. Dove ha conosciuto i discepoli, gli ha ammaestrati, insegnato, e dove nella collinetta vicina si ritirava a pregare, come si conclude il brano evangelico, Gesù nella profonda comunione con il padre. La città di Cafarnao non era la città più importante tra le città che stavano attorno al lago, troviamo una coerenza nella scelta di Gesù, era come una continuità della vita nella piccola e insignificante Nazareth, anche Cafarnao era una città di gente semplice, povere che dovevano lavorare senza molte sicurezze, per avere il necessario. Intanto la città di cafarnao era importante perché passava una delle vie più importante dell’impero Romano che era la via del Mare (Via Maris), che congiungeva l’Egitto, e c’era anche la dogana a Cafarnao, e uno di questi che raccoglieva le tasse era Matteo che poi seguirà il maestro Gesù, quindi era anche uno città strategica per l’annunzio del regno. E Poi la stanza di Gesù nella casa di Pietro diventa il luogo di incontro della prima comunità cristiana nel prima secolo del cristianesimo.

Sano tanti gli episodi, le predicazioni, tante sono state le guarigioni, i fatti rilevanti della vita di Gesù e della vita dei discepoli che sono successi a Cafarnao e nella casa di Pietro, uno di questi è la guarigione della suocera di Pietro, che era a letto con la febbre. Le guarigioni presentate da Gesù sono presentate per riferirci un evento, uno episodio della vita del maestro, ma il modo in cui viene raccontato, come gli evangelisti ci raccontano non sono mai per trasmettere solo il fatto in se stesso. Il modo che loro ci presentano sono per darci un messaggio per le nostre vite, per la nostra fede. Quindi ogni dettaglio è pecioso, dove l’evangelista vuol trasmettere dei messaggi.

Il racconto della guarigione della suocera di Pietro, anche se molto breve è molto significativo. Questa donna che era a letto, era incapace di muoversi, non riesci a rendersi utile, e così è senza progetto, perché è bloccata, non viene specificata che malattia aveva, ma solamente che aveva questa febbre che la teneva bloccata (non era una semplice influenza) Gesù aveva più da fare che guarire da una passeggera influenza. La condizione della suocere di Pietro, è la condizione di tanti uomini e donne bloccati, infermi dall’incapacità di servire, o meglio dell’infelicità del non poter servire, di quelli che sono paralizzati. E quando Gesù guarisce da questa malattia nasce un mondo nuovo, nasce un uomo nuovo. Bella è il modo come Gesù guarisce questa malattia, la prima cosa i discepoli parlano con Gesù della situazione di quella donna, perché sapevano della sua infelicità, nell’essere paralizzata (non sono indifferenti). E poi Gesù si accosta alla donna che aveva la febbre, Lui se accosta alla realtà umana della sofferenza, si avvicina… uno dei rischi dei discepoli di Gesù è quando troviamo delle situazioni difficili, di febbre di peccato, di realtà disumane, ci allontaniamo… (dicendo: non ho il carisma; precisa dono per aiutare). Chi ha assimilati i gesti di Gesù, se accosta alla sofferenza dei fratelli, non si allontana. Poi Gesù la solleva prendendola per mano, questo gesto di Gesù viene capito con il verbo greco che viene inspiegato EGEIREIN, prendendola per mano la fa risuscitare… la porta a una vita nuova. Quando prendiamo per mano il fratello, la sorella che sta nella febbre del peccato, del buio delle situazioni… gli diamo la vita nuova di Gesù.

E poi l’effetto della guarigione: gli serviva… il verbo è all’imperfetto e va lasciato così com’è: gli serviva. La gioia della vita si manifesta nella gioia del servizio, nella diaconia. Si è guariti quando si comincia ad amare. Il servizio è la caratteristica del vero discepolo. Discepoli di colui che è venuto per servire. L’ideale dell’uomo greco, ed è fino ai nostri tempi, è il dominare sull’altro, il comandare, invece Gesù è venuto a capovolgere: la vita del discepolo è servire.

E vorrei concludere con una bellissima immagine della casa di Pietro (scavi del nostro padre Corbo e padre Loffreda), questa immagine delle moltitudine di ammalati e sofferenti, che attendono davanti a quella porta la Parola di Salvezza, immagini di tutti noi, che attendiamo davanti alla porta, di questa un’unica porta che è la Chiesa, dove si trova Gesù. È da questa porta che esci la Verità che crea un mondo di pace, un mondo nuovo, che guarisce le nostre infermità, le nostre febbri, da questa porta aspettiamo la Salvezza… amen