10 Gennaio 2018

I cristiani di Gaza, una minoranza che costruisce

Patiscono disoccupazione, povertà, mancanza di infrastrutture e carenza di elettricità, eppure i cristiani di Gaza sono una ricchezza sociale per la popolazione di tutta la Striscia.

Cristiani di Terra Santa e vita della Chiesa

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BASHAR HELAL
Cristiano di Gaza
“Viviamo in una piccola prigione, non siamo autorizzati a uscire. Anche alcuni miei fratelli e sorelle… non li ho visti per 15 anni o 20 anni!”

P. MARIO DA SILVA
Parroco latino Sacra Famiglia Gaza City
“I nostri cristiani stanno partendo, vanno via da Gaza. Non c’è lavoro, non ci sono soldi, non c’è una vita degna e loro, alla prima opportunità che hanno di uscire da Gaza, escono e non tornano più”.

Disoccupazione, povertà, mancanza di infrastrutture e carenza di elettricità.
Gli abitanti della Striscia di Gaza devono fare i conti con pesanti difficoltà e contraddizioni quotidiane. I cristiani che sono rimasti rappresentano oggi lo 0,005% della popolazione, un migliaio su 2 milioni.

Sr. BRIDGET TIGHE
Direttore Esecutivo Caritas Jerusalem - Gaza
“La comunità cristiana è molto piccola e vulnerabile. In superficie le cose vanno avanti piuttosto bene, ma sotto c’è una mancanza di speranza e una paura per quanto accadrà nel futuro.”

Eppure, continua Suor Bridget, le persone qui hanno un’estrema resilienza, dimostrata dalla varietà e quantità di diversi progetti portati avanti al servizio della comunità. Un esempio è proprio la Caritas, braccio distaccato della sede di Gerusalemme, presente a Gaza dal 2000.

Sr. BRIDGET TIGHE
Direttore Esecutivo Caritas Jerusalem - Gaza
“La Caritas a Gaza ha principalmente progetti in ambito medico. Abbiamo molte squadre mobili che lavorano lungo tutta la Striscia, occupandosi di bambini malati, donne incinte o anziani, in numerosi progetti. Offriamo anche supporto psico-sociale e attività per bambini traumatizzati dalla guerra. Abbiamo anche programmi per le donne per insegnar loro a relazionarsi con i bambini traumatizzati e in famiglia.”

Opera nel sociale anche la parrocchia della Sacra Famiglia, dove lavora come Project manager Haya, giovane laureata in ingegneria civile.

HAYA TARAZI
Project Manager Sacra Famiglia Gaza City
“Facciamo progetti per le persone povere di Gaza, come pannelli solari per le case, per sentirci normali! In un altro progetto distribuiamo buoni pasto e borse di studio per gli studenti… e ne organizzeremo tanti altri!”

O ancora, la scuola gestita dalle Suore del Rosario, ordine fondato proprio da una palestinese, Marie Alphonsine. Il loro è uno dei 5 istituti cristiani della città, uno dei più frequentati, grazie al buon livello, alla varietà di materie insegnate e al clima di dialogo che si respira al suo interno.

Sr. NABILA SALEH
Preside Rosary Sister School - Gaza
“Abbiamo a Gaza una grande scuola, dall’asilo alla prima secondaria, con 988 bambini, per la maggioranza musulmani - ci sono solo 72 cristiani. C’è un bel rapporto fra gli studenti cristiani e quelli musulmani. Siamo una piccola comunità, ma siamo il sale della terra!”

La comunità cristiana è come una grande famiglia: la visita nelle case durante il periodo natalizio, la preghiera nel campo profughi, i racconti dei ricordi dell’infanzia attraverso qualche vecchia fotografia… In una quotidianità che non si arrende all’ingiustizia e al male presenti, ma continua a sperare.

ATTALLAH TARAZI
Cristiano di Gaza
“Dico sempre che l’arma più potente è l’amore. E l’amore di Gesù, da diffondere qui”.

BASHAR HELAL
Cristiano di Gaza
“Spero che avremo una vita migliore per l’anno prossimo e ognuno abbia una vita più facile.”