15 Novembre 2017

Omelia dalla Chiesa di San Giuseppe 15/11/2017

Padre Bruno Varriano commenta il Vangelo odierno.

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Fratelli e sorelle
Nel Vangelo di quest’oggi Gesù è diretto verso Gerusalemme, qui dalla Galilea passa per la Samaria, ed è solo il vangelo di Luca che riporta quest’episodio dove Gesù incontra dieci lebbrosi. Nell’antico testamento le malattie erano associate al castigo di Dio, e la peggiore di queste era la lebbra, che era simbolo del peccato. Significava che il malato di lebbra era proprio un peccatore, infatti venivano colpiti dalla lebbra secondo gli antichi: i ladri, gli omicidi, i falsi, coloro che giuravano il falso, gli incesti, i peggiori dei peccati, il proprio termini “zarahhate” (lebbra) viene dal verbo “zarà” che significa venire colpiti. Questo era il concetto della lebbra nel tempo de Vangelo. Basta leggere il libro del Levitico cap. 13 il lebbroso doveva indossare vestiti strappati per essere riconosciuti da tutti… e il preconcetto arriva fino quasi ai nostri tempi, e ricordiamo che il nostro serafico padre San Francesco inizia il suo tempo de conversione proprio con l’incontro con il lebbroso, emarginato anche nel medioevo. E nel tempo di Gesù i sacerdoti aveva il compito di verificare se era lebbra e se il sacerdote dichiarava che non era lebbra le persona poteva ritornare nelle comunità. Quindi per farlo ancora più chiara la lebbra era considerato la sorella della morte.
E così possiamo capire questo brano del Vangelo dove la lebbra come sinonimo del peccato, che sfigura una persona a la fa diventare irriconoscibile. Una persona colpito dalla lebbra diventa insensibile…. Può anche subire delle bruciature e non se ne rende conto, non sente. Davvero simbolo del peccato, dove uno perde la sensibilità dei valori, e non rende più conto di ciò che ti fa male per cui comincia ad essere rovinato e così disumanizzato, diventa brutto, irriconoscibile. Perde il senso della vita… la persona che sta nel peccato e si abitua con il male perde il sembrante umano. Ecco il simbolismo della lebbra con il peccato.
Cosa fa la Parola di Gesù con uno che viene guarito dalle lebbra: ridona il sembrate umano, la dignità persa con il peccato. E venivano riportati alla comunità, liberati dall’essere emarginati, separati. La parola di Gesù guarisce dalla lebbra del peccato. Gesù guarisce dieci (10) lebbrosi, non è a caso che sono dieci, perché rappresenta la totalità, abbiamo 10 dite nella mano, ed è il numero per essere “comunità” anche per pregare. Quindi nei dieci lebbrosi abbiamo tutta la comunità, tutto il villaggio delle nostre esistenze… ebrei e samaritani, attenzioni anche tutti noi… necessitati della guarigione, della parola di Gesù per essere guariti dalla lebbra del peccato. Queste persone (ebrei e samaritani), che non andavano d’accordo, quando se rendono conto di essere bisognosi non si disprezzano e si mettano insieme. La coscienza che siamo tutti lebbrosi, peccatori ci fa fare dei passi in avanti nell’accettare gli altri e formare la “Kehila” la comunità rappresentato nel brano evangelico con il numero 10, dei dieci lebbrosi, della comunità dei bisognosi. Loro si fidano dalla Parola di Gesù, e vanno a presentarsi dai sacerdoti e non sono più lebbrosi, sono belli. Sono guariti mentre camminano... è il vangelo, La sua Parola che ci rendi guariti, capaci di amare. Ma sono stati purificati 10, uno solo torna a ringraziare, gli altri 9 dove sono? Questo è il punto centrale di tutto il brano evangelico di oggi, Gesù non se arrabbia perché gli altri nove non sono tornati, non è così. Lui dice: solamente un samaritano è tornato a rendere gloria a Dio per la guarigione. Il centro non è il ringraziamento, o la non riconoscenza degli altri nove, ma la sorpresa di Gesù che al tornare per rendere gloria a Dio sia proprio un samaritano, che era meno preparato degli altri ebrei. È la fede in Gesù che compi questo prodigio. E vogliamo essere guariti dalla Parola, e sentendoci fratelli camminiamo…. E saremo guariti nel camino delle nostre comunità, liberati dalle nostra lebbra e quando ci fidiamo della Parola di Gesù diventiamo persone belle, in sintonia e ogni qualvolta lo esperimentiamo cappiamo che la Salvezza viene da Lui, e concludo fratelli e sorelle ricordando che dobbiamo spendere molto più della nostra preghiera, nella nostra vita, per rendere grazie al Signore per le meraviglie che compi in noi, per guarirci con la Sua Parola dalla lebbra del peccato, dell’insensibilità e dell’indifferenza.